Cerca nel blog

venerdì 24 marzo 2017

La festa degli alberi.

Un bel racconto dal libro scolastico di terza classe del 1931 del mio papà, interamente scritto da Grazia Deledda.



Illustrazione Pio Pullini, originale dal libro del 1931


In viaggio.

Si va in campagna. Il maestro conduce un gruppo dei suoi migliori alunni alla festa degli alberi. Già il viaggio è per tutti un principio di festa, perchè con un comodo tramvai si attraversa la campagna in fiore. E' la primavera, in tutta la sua fresca bellezza: gli orti sono colmi di verdure, i giardini di rose, di margherite; sugli alberi si vedono i frutti, alcuni dei quali, come le amate ciliege, cominciano a maturare. Bello è vedere, tra il verde dei pascoli, le greggi custodite dal cane, che al minimo pericolo abbaia per richiamare l'attenzione del pastore e, a misura che il tramvai sale la collina, l'orizzonte allargasi e città e paesi apparire in lontananza. Ed ecco la prima fermata; i ragazzi ancora non scendono, ma dai finestrini vedono il paesetto grigio, in mezzo alle vigne, e a fianco della piccola stazione tutta lieta di fiori, una scuola all'aperto.


Foto dal web del 1957 / 58


L'arrivo.

Si scende alla seconda stazione. Il maestro del paese, coi suoi alunni, aspetta quello della città per recarsi tutti assieme al campo, dove si svolgerà la festa degli alberi.
I ragazzi, sulle prime, si guardano con diffidenza; quelli del paese sono quasi tutti figli di vignaiuoli e di contadini, ma non intendono di essere presi in giro da quelli della città. Mentre, sotto la guida dei maestri, si attraversa il paese e si prende la strada dei campi, si fa amicizia, non solo, ma sono quelli del luogo che cominciano a burlarsi degli altri.
C'è, per esempio, Cherubino che si ferma a bocca aperta davanti a una distesa di cespugli alti dalle larghe foglie, e poi grida, con la sorpresa di uno che fa una grande scoperta:
- Guarda, guarda! Queste sono dunque le piante dei carciofi!
E tutti ridono alle sue spalle. Anche gli altri suoi compagni poco distinguono una pianta dall'altra; ma i maestri, e soprattutto l'agronomo che dirige la festa, sono lì apposta per istruirli in proposito.

Foto dal web del 1957 / 58



I nomi delle piante.

L'agronomo è un signore alto e robusto, che li riceve in un grande prato nudo di alberi, ma dove già alcuni uomini hanno vangato la terra e scavato grandi buche.
Il posto è bellissimo; si sente un'aria aromatica, un profumo di terra smossa.
- Questa festa - spiega l'agronomo - è stata istituita per insegnare ai ragazzi che bisogna coltivare la terra e amare gli alberi quasi come fratelli. L'albero è necessario all'uomo non solo per i suoi frutti, per la sua legna ed i suoi tronchi, ma, soprattutto, perchè purifica l'aria e rende bello il luogo dove cresce.  Noi oggi pianteremo qui solo alcuni esemplari delle innumerevoli specie di piante che crescono nella nostra fertile Italia, e cioè quelli adatti alla terra ed al clima di questa regione. Questo è il vostro albero preferito, il castagno, - dice, sollevandolo dal fascio dei virgulti che aspettano di essere piantati; e lo consegna a Sergio, insegnandogli come deve collocarlo nella buca, e poi coprirlo di terra con la vanga e la zappa - e questa è la quercia, la cui ghianda nutrisce i maialini dai quali si fa il saporito prosciutto, buono per le vostre merende. E questo è il platano, e questo il tiglio, e questo il noce, i cui frutti e il cui legno sono apprezzati in tutto il mondo.
A misura che li nominava, traeva dai fasci le piantine e le distribuiva ai ragazzi, aiutandoli a metterle nelle buche e insegnando come dovevano essere coperte di terra, sostenute da pali e circondate di siepe. E i ragazzi imparavano con slancio e gioia. In ultimo, sull'orlo del campo, fu piantata una fila di olivi.


Foto dal web del 1957 / 58



Colazione sull'erba.

Quando la piantagione ebbe termine, a ciascun ragazzo pareva che la sua pianticina già crescesse; e le voleva bene come ad un suo simile, secondo le parole dell'agronomo.
In ultimo tutti sedettero sull'erba, e fu servita una refezione composta di pagnotte imbottite di quel saporito prosciutto del quale aveva parlato l'agronomo, e che i ragazzi, un po' stanchi per la fatica, ma coloriti in viso e pieni di allegria, divorarono con grande piacere.
Una sorpresa e un premio furono infine per i ragazzi due cestini di fragole, che un contadino portò a nome del podestà del paese.


- Grazia Deledda -





giovedì 23 marzo 2017

Primavera


Un racconto dal mio libro di scuola di prima classe:




Dopo il lungo inverno, freddo e uggioso, la primavera ci porta la gioia del tiepido sole e il sorriso del cielo sereno. I prati si rivestono di verde, nei campi crescono le pianticine di frumento, i rami nudi degli alberi da frutto si coprono di fiori.
E fiori si vedono ovunque: tra l'erba spuntano le primule, le margherite, le viole; nei giardini sbocciano le rose, i tulipani, i gigli profumati. Intorno è una festa di colori.
Primavera! Fiori nei prati, nel bosco, nei giardini, dovunque. Cantano gli uccelli e intessono il nido. Le nevi si sciolgono e mandano al piano il saluto allegro di mille ruscelli. 

Da: Nuove Gemme, 1961




Dipinto di Bruno Vallino

mercoledì 22 marzo 2017

Rami di pesco





Ferma al quadrivio, mentre piove e spiove
sotto l’aspro alternar delle ventate
schioccanti come fruste sulle facce
di chi va, di chi viene, una vecchietta
vende rami di pesco.
O primavera
per pochi soldi! O riso, o tremolìo
di stelle rosee su bagnate pietre!
Scompare agli occhi miei la strada urbana
con fango e folla e strider di convogli
sulle rotaie, e saettar nemico
d’automobili in corsa. Ecco, e in un campo
mi trovo: è verde, di frumento appena
sorto dal suolo: pioppi e gelsi intorno
con la promessa delle fronde al sommo
dei rami avvolti in una nebbia d’oro:
e peschi: oh, lievi, oh, gracili, d’un rosa
che non è della terra: ch’è di tuniche
d’angeli, scesi a benedire i primi
germogli, e pronti, a un alito di brezza,
a rivolar da nube a nube in cielo.


- Ada Negri -





martedì 21 marzo 2017

La prima margherita



Si risvegliò la prima margherita
tra l’erbe nuove sopra il breve stelo;
ancora tutta chiusa e infreddolita
levò la testa per guardare il cielo.
Vide venir la primavera e allora
gridò: “Fiorite, o sorelline, è l’ora!”.


- Lina Schwarz -


Lina Schwarz

lunedì 20 marzo 2017

Io son la primavera






Lucciole belle venite a me:
son principessa, son figlia del re.
Ho trecce d’oro filato fino,
ho un usignolo che canta sul pino,
una corona di nidi alle gronde,
una cascata di glicini bionde,
un rivo garrulo, limpido, fresco,
fiori di mandorlo, fiori di pesco.
Ho veste verde di vento cucita,
tutta di piccoli fiori fiorita:
occhi di stelle nel viso sereno,
dolce profumo di viole e di fieno,
e, per il sonno dei bimbi tranquilli,
la ninna nanna felice dei grilli. 



- Renzo Pezzani -


domenica 19 marzo 2017

San Giuseppe






"San Giuseppe vecchierello
cosa avete nel cestello?"

"Erba fresca, fresche viole
nidi, uccelli e lieto sole!
Nel cantuccio più piccino
ho di neve un fiocchettino,
un piattino di frittelle
e poi tante cose belle!

Mentre arriva primavera
canto a tutti una preghiera,
la preghiera dell’amore
a Gesù nostro Signore".


- T. Romei Correggi -


Zeppole di San Giuseppe



Il 19 marzo è una data speciale, per l'occasione le vetrine delle pasticcerie si arricchiscono di deliziose preparazioni tradizionali: le zeppole. Ciambelle farcite di crema pasticcera e dolci amarene sciroppate, completate da una pioggia di zucchero a velo, nella versione più classica. C'è chi preferisce le zeppole al forno e chi invece non rinuncia alla versione ancora più golosa: le zeppole fritte. Un dolce tradizionale campano ma diffuso in tutta Italia con le sue varianti e nomi diversi, come i Bignè di San Giuseppe fritti e ripieni di crema della tradizione romana. Le zeppole fritte sono un dolce ricco e dalla storia millenaria: il nome deriverebbe da Giuseppe che, in fuga verso l'Egitto con Maria e Gesù, per mantenere la famiglia si era dato al mestiere di "frittellaro" ed esistono diverse poesie e filastrocche proprio in onore di S. Giuseppe frittellaro. Per questo motivo, in tutta Italia, le zeppole fritte sono i dolci tipici della festa del papà.

Curiosità:
La prima ricetta delle zeppole di San Giuseppe apparteneva al ricettario del 1837 scritto dal cuoco e letterato Ippolito Cavalcanti. Certo è che le famose frittelle coronavano già in precedenza i pasti delle festività primaverili e del Carnevale e non solo. Continuano, infatti, ad essere vanto della pasticceria italiana. Scopriamo insieme la ricetta tradizionale di quello che si ricorda come dolce di San Giuseppe:



Ingredienti per l’impasto:
300 gr. di farina
6 uova
Mezzo litro di acqua
Zucchero a velo q.b.
50 gr. di burro




Ingredienti per la crema:
2 uova
100 gr. di zucchero
80 gr. di farina
50 cl di latte



Preparazione:

-Su un fornello con fuoco a fiamma media mettete a scaldare l'acqua con il burro e un pizzico di sale.
-Quando l’acqua sarà abbastanza calda, versate la farina setacciata e mescolare con una frusta fino a quando sarà omogeneo: potrebbero occorrere fino a 10 minuti.

-Poi spegnete il fuoco e dopo aver aggiunto le uova, continuando a girare amalgamare il composto e lasciate riposare. Intanto potete procedere alla preparazione della crema pasticcera.

-Iniziate a lavorare lo zucchero con i tuorli delle uova e aggiungete la farina setacciata, poi il latte e secondo i gusti la scorza del limone.

-Poi mettete il recipiente sul fuoco e lasciate addensare mescolando continuamente per non formare i grumi.

-A questo punto si possono formare le ciambelle usando una sacca da pasticcere e posizionandole su piatti di piccole dimensioni.

–Friggete ora le zeppole, una alla volta, nell’olio ben riscaldato, fino a quando non assumeranno un colore dorato.

-Quando saranno raffreddate potrete riempire le vostre zeppole con la crema pasticcera nel mezzo e mettere un'amarena sciroppata al centro, poi cospargere con zucchero a velo.




Una poesia romana:

"San Giuseppe frittellaro"

San Giuseppe faceva er falegname
E benchè fusse artista de talento
Nun se poteva mai levà la fame
Pe' quanto lavorasse e stasse attento.

Un giorno fece "Ahò! Cambiamo vento,
Lassam'annà ' sto mestieraccio infame!"
Prese 'na sporta, messe tutto drento
e ccaricò er somaro de legname.

Poi se n'annò in Egitto co' Maria,
E doppo un par de giorni ch'arrivorno
Uprì de botto 'na friggitoria.

Co' le frittelle fece gran affari.
Apposta in tutta Roma, in de 'sto giorno
Sortono fòra tanti frittellari.



XIX secolo

(notizie e foto dal web)