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lunedì 29 maggio 2017

A una maestrina





Al paese arrivò trent'anni fa:
era giovane e bella anzichenò.
Il farmacista se ne innamorò;
anche il medico, dicono... Chissà!
Fatto sta ed è che, pur essendo bella,
Massimina rimase una zitella.
E stamattina, ecco gli scolari
con i regali per la mestrina:
uova, fiori, una torta senza pari
con scritto: "Viva Santa Massimina!".

C'è persino una lettera: che sia,
si può sapere? Oh, è scritta in poesia.
E' un madrigale che trent'anni fa
le scrisse il farmacista e non le inviò.
Dunque l'amava! Si, sta scritto qua:
l'amava veramente... Guarda un pò!...
E pensa, ad ogni verso e ad ogni rima:
"Chissà perchè non me l'ha detto prima?".






- Madrigale n° 3
da: "Casa Serena" del 1965 -


sabato 27 maggio 2017

Maggiolata





Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l'usignol.
Schiamazzano i fanciulli
in terra, e in ciel li augelli:
le donne han ne i capelli
rose, ne gli occhi il sol.
Tra colli prati e monti
di fior tutto è una trama:
canta germoglia ed ama
l'acqua la terra il ciel.
......

- Giosuè Carducci -

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-154346>

giovedì 25 maggio 2017

Lavandare






Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.



E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:

Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l’aratro in mezzo alla maggese.


1891
- Giovanni Pascoli -


mercoledì 24 maggio 2017

Il gelsomino notturno








E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.

Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento…

È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.


- Giovanni Pascoli -


martedì 23 maggio 2017

A una suora





Zenobia, la zia suora
della Piccola Casa del Gesù,
la zia Zenobia mi ricorda ancora
i giorni belli della gioventù.
Quando eravam bambini
andavamo a trovarla, io e mio fratello.
Ci aspettava alla soglia del cancello
e ci donava certi confortini...
Confetti rosa, viola,
verdi, turchini: una ghiottoneria!
"Cari bambini, come va la scuola?
Meritate i confetti della zia?"



Ci prendeva per mano,
ci portava pei viali del giardino.
Di quando ero bambino
questo forse è il ricordo più lontano.
Rivedo il giardinetto,
riodo il suono della campanella
lontana, il cigolar del cancelletto,
sento il grato profumo di mortella (*),
e nella bocca mi ritorna ancora
il sapor dei mentini rossoblù
dolce ricordo della gioventù;
e rivedo Zenobia, la zia suora
della Piccola Casa del Gesù.


- Madrigale n° 2
da: "Casa Serena" del 1965 -


(*) mortella: mirto






sabato 20 maggio 2017

La cucitrice




Per tutto il pomeriggio della festa
la ragazza ha cucito alla finestra.
Ma adesso che comincia ad annottare
c'è da cavarsi gli occhi ad agucchiare,
e lei chiude il cestino dei lavori
e si leva e si affaccia a guardar fuori.

Sotto i lampioni grandi come lune
passa la gente e pare un cupo fiume.
Dalla campagna giungono folate
d'erba fresca e di timo profumate.

La ragazza ha un gran peso sovra il cuore;
le brucian gli occhi e la testa le duole...
Nel cielo pallidissimo s'affisa
(il vento adesso sa d'erba luisa);
poi s'apre un po' la blusa sovra il petto,
e porge all'aria il collo di mughetto.



- Diego Valeri -

venerdì 19 maggio 2017

La gioia perfetta




Com’è triste il giorno di maggio
dentro al vicolo povero e solo!
Di tanto sole neppure un raggio;
con tante rondini, neanche un volo...

Pure c’era in quello squallore,
in quell’uggia greve e amara,
un profumo di cielo in fiore,
un barlume di gioia chiara.

C’era… c’erano tante rose
affacciate ad una finestra,
che ridevano come spose
preparate per la festa.

C’era seduto sui gradini
d’una casa di pezzenti,
un bambino piccino, piccino,
dai grandi occhi risplendenti.

C’era in alto una voce di mamma,
così calma, così pura!
che cantava la ninna nanna
alla propria creatura.

E poi dopo non c’era più nulla…
Ma, di maggio, alla via poveretta
basta un bimbo, un fiore, una culla
per formare una gioia perfetta.


- Diego Valeri -