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mercoledì 22 novembre 2017

Tempo di Avvento

Un articolo di Mianna

Quando si chiudono le porte di novembre, si spalancano quelle dell'Avvento, quel periodo cioè di quattro settimane che porta dritto dritto al Natale.
Già in epoca pre-cristiana per i Romani adventus significava la venuta, una volta all'anno, della divinità nel suo tempio. In epoca più tarda assunse anche il significato di visita dell'Imperatore.
Nella liturgia cristiana la festa dell'Avvento comprende le quattro domeniche precedenti il Natale in cui i fedeli si preparano a festeggiare la nascita di Gesù.




E' un periodo di attesa che viene vissuto con particolare entusiasmo dai bambini, ma che finisce per contagiare anche gli adulti, che pur consapevoli delle implicazioni commerciali che sottintende, si lasciano coinvolgere (quasi tutti...) dall'atmosfera festosa che li circonda.

Un tempo bastava un po' di neve a creare l'atmosfera natalizia, magari qualche  pino imbiancato, il profumo di aranci e mandarini, il desiderio di un dono lungamente atteso che forse, a breve, si sarebbe realizzato. E poi c'erano le storie, le poesie, i canti di Natale, le cartoline d'auguri. Oggi è tutto diverso, più ricco, più rumoroso, più scintillante e va bene così, perchè è giusto che le cose cambino e ciascuno viva il suo tempo.

E poi può capitare che anche  chi pensava di sapere quasi tutto sull'Avvento, trovi qualche sorpresa inaspettata.

Io, ad esempio, non conoscevo la tradizione della corona dell'Avvento,una corona circolare, simbolo di unità ed eternità, formata da rami di piante sempreverdi al cui interno sono inserite quattro candele.







Le quattro candele rappresentano le quattro domeniche dell'Avvento e ciascuna ha un nome e un significato particolari:

la prima candela è detta"del Profeta", perchè ricorda le profezie sulla venuta del Messia;
la seconda è detta "di Betlemme" per ricordare la città in cui Gesù è nato;
la terza candela è detta "dei pastori", i primi ad adorare il Messia;
la quarta  candela è detta "degli Angeli" , i primi ad annunciare al mondo la nascita del Messia.

Secondo un'altra tradizione ugualmente diffusa le quattro candele rappresentano la Speranza, la Pace, la Gioia e l'Amore.

E, a proposito di angeli, mi è sembrata proprio carina la storia che segue; dovrebbe piacere molto ai bambini e anche agli adulti purchè abbiano ancora un cuore da fanciulli :

" Gli angeli dell'Avvento sono quattro, proprio come le quattro settimane che preparano al Natale.Vengono in visita sulla Terra, indossando abiti di quattro colori diversi, ciascuno dei quali ha un particolare significato.





L'Angelo blu: durante la prima settimana un grande angelo discende dal Cielo tra gli uomini per invitarli a prepararsi al Natale. E' vestito con un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. Il blu del suo mantello rappresenta appunto il silenzio e il raccoglimento.



L'Angelo rosso: durante la seconda settimana un angelo con il mantello rosso scende dal Cielo, portando con la mano sinistra un cesto vuoto. Il cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato. L'angelo rosso passa sopra tutte le case e cerca, guarda nel cuore di tutti gli uomini, per vedere se trova un po' d'amore. Se lo trova, lo prende, lo mette nel cesto e lo porta in alto nel Cielo. Lassù, le anime di tutti quelli che sono sepolti in Terra e tutti gli angeli prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle. Il rosso del suo mantello rappresenta l'Amore.







L'Angelo bianco: nella terza settimana un angelo bianco e luminoso scende sulla terra. Tiene nella mano destra un raggio di sole.Va verso gli uomini che conservano in cuore l'Amore e li tocca con il suo raggio di sole. Essi si sentono felici perchè nell'Inverno freddo e buio, sono rischiarati e illuminati. Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani,i loro piedi e tutto il corpo. Anche i più poveri e umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perchè hanno l'amore nel cuore. Soltanto coloro che hanno l'amore nel cuore possono vedere l'Angelo bianco. Il bianco è il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.



L'Angelo viola: nella quarta e ultima settimana dell'Avvento, appare in cielo un angelo con un mantello viola. L'angelo viola passa su tutta la terra, tenendo con il braccio sinistro una cetra d'oro.Manca poco all'arrivo del Signore. Il colore viola è formato dall'unione del blu col rosso, quindi il suo mantello rappresenta l'amore vero,quello profondo che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.

martedì 21 novembre 2017

Serata d'inverno al fuoco del camino.

(Daniela)





Raccontaci una favola
Senza robot ed astronavi 
senza razzi e super uomini 
accendi il camino 
e raggruppiamoci vicino 
tutti intorno agli anni tuoi 
alle tue profonde rughe 
raccontaci una favola nonna cara 
di quelle che di notte non fan dormire 
parlaci di orchi e dame 
cavalieri sui destrieri 
fai che ad ogni crepitio del fuoco 
i nostri cuori sembrino scappare 
parlaci di gnomi e boschi neri 
di dolci fate e perfide streghe 
fai sì che il tempo voli 
ed al finir della legna nel camino 
accompagnaci a letto 
restaci vicino 
nonna cara 
fai che risvegliandoci al mattino 
possiamo abbracciarci 
e ridere felici 
tra tutte le paure 
quella vera è saper 
di non poterti più ascoltare 
e consapevoli che ormai 
nessuna nonna ci sarà a raccontare. 


(Cesare Righi)



mercoledì 15 novembre 2017

La nonna

(Daniela)





D'inverno ti mettevi una cuffietta
coi nastri bianchi come il tuo visino,
e facevi ogni sera la calzetta,
seduta al lume accanto al tavolino.

lo imparavo la Storia Sacra in fretta
e poi m'accoccolavo a te vicino,
per sentir narrar la favoletta
del Drago azzurro e del Guerrin Meschino.

E quando il sonno proprio mi vincea
m'accompagnavi fino alla mia stanza,
e m'addormivi al suono dei tuoi baci.

Allora agli occhi chiusi m'arridea
di fantasime splendide e fugaci
in mezzo ai fiori, una gioconda danza.


- Gabriele D'Annunzio -

sabato 11 novembre 2017

San Martino (leggende e tradizioni)

(Daniela)



LA LEGGENDA DI SAN MARTINO
 (da cui “l’estate di S. Martino”)
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Era l’11 novembre: il cielo era coperto, piovigginava e tirava un ventaccio che penetrava nelle ossa; per questo il cavaliere era avvolto nel suo ampio mantello di guerriero. Ma ecco che lungo la strada c’è un povero vecchio coperto soltanto di pochi stracci, spinto dal vento, barcollante e tremante per il freddo. Martino lo guarda e sente una stretta al cuore. “Poveretto, pensa morirà per il gelo!” E pensa come fare per dargli un po’ di sollievo. Basterebbe una coperta, ma non ne ha. Sarebbe sufficiente del denaro, con il quale il povero potrebbe comprarsi una coperta o un vestito; ma per caso il cavaliere non ha con sé nemmeno uno spicciolo. E allora cosa fare? Ha quel pesante mantello che lo copre tutto. Gli viene un’idea e, poiché gli appare buona, non ci pensa due volte: Si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto. “Dio ve ne renda merito!”, balbetta il mendicante, e sparisce. San Martino, contento di avere fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, che comincia a cadere più forte che mai, mentre un ventaccio rabbioso pare che voglia portargli via anche la parte di mantello che lo ricopre a malapena.
Ma fatti pochi passi ecco che smette di piovere, il vento si calma. Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno. Il cielo diventa sereno, l’aria si fa mite. Il sole comincia a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello.



Ecco l’estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell’atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è il dono più gradito a Dio.






TRADIZIONI.
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In Italia, per tradizione, il giorno di San Martino si aprono le botti per il primo assaggio del vino novello, accompagnato dalle prime castagne. Un tempo però in questo stesso giorno aveva termine, in molte zone del nord, l’anno lavorativo dei contadini.



Se il padrone del campo non chiedeva loro di restare a lavorare per lui anche l’anno dopo, questi dovevano traslocare e andare a cercare un altro padrone e un altro alloggio. Anche nella città divenne abituale, per chi aveva un alloggio in affitto, cambiare casa proprio a San Martino, perciò “fare San Martino” è diventato un modo per dire “cambio casa”. In provincia di Venezia si fa un dolce di pasta frolla a forma del santo sul cavallo e sopra è tutto guarnito con glassa colorata, caramelle, cioccolatini ecc. E' molto bello a vedersi e per chi piacciono i dolci di pasta frolla anche buono a mangiarsi. Di solito sono i fidanzati che lo regalano alle rispettive fidanzate.




L’11 Novembre, in Sicilia, nei tempi passati, S.Martino veniva festeggiato dalle persone ricche che potevano imbandire le loro tavole con prodotti dolciari di vario genere; i poveri, invece, dovevano attendere fino alla domenica successiva, in quanto aspettavano la simanata, cioè il salario settimanale, per potere assaporare i biscotti con il moscato. Nella giornata dell’11 Novembre, in Sicilia, si è soliti consumare i biscotti di San Martino, che hanno diverse varianti, a seconda delle zone in cui ci si trova. A Palermo, in particolare si è soliti mangiare tre tipi di biscotti: quelli semplici, quelli con la marmellata e quelli con la ricotta.







Va ricordato anche che in passato il periodo di penitenza e digiuno che precede il Natale cominciava il 12 novembre e quindi, anche per questo motivo il giorno prima, per San Martino appunto, si faceva una grande mangiata d’oca o di tacchino; era una specie di capodanno contadino e l’oca era considerata il maiale dei poveri. In ogni modo la scelta del grasso volatile come cibo tipico della festa di San Martino non è casuale perché dietro la popolare usanza gastronomica si celano vestigia di antiche credenze religiose che deriverebbero dalle celebrazioni del Samuin Celtico: l'oca di san Martino sarebbe dunque una discendente di quelle oche sacre ai Celti, simboli del Messaggero divino, che accompagnavano le anime dei defunti nell'aldilà. Una curiosità: nella cucina tradizionale romana non vi sono ricette per cucinare l'oca, forse per ancestrale riconoscenza dei Romani verso questi volatili, simbolo di fedeltà e vigilanza. D'altronde le oche che sorvegliavano il tempio della dea Giunone al Campidoglio riuscirono a salvare il colle dall'invasione dei Galli nel 390 a.C. dando l'allarme con le loro strida! San Martino, comunque, è un personaggio molto amato dalla tradizione in tutto il mondo: si contano più di 4000 Chiese in suo onore in Francia e svariate nel resto nel mondo, ed il suo nome è stato dedicato a diverse cittadine.



SAN MARTINO NEL MONDO.
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Anche in Svezia e in Danimarca è tradizione che, per San Martino, si mangi l’oca. Questa usanza è legata a un’altra leggenda. Si racconta che il Papa volesse a tutti i costi nominare vescovo Martino, che era umile e non desiderava occupare posizioni importanti, si nascose in un convento sperando che nessuno lo potesse trovare; voleva solo pregare e vivere semplicemente. In quel convento c’erano però delle oche. Le oche, è risaputo, sono animali chiassosi: non conoscendo quel monaco quando lo videro fecero un tale concerto di “qua, qua, qua” che alla fine Martino venne scoperto.


Da allora, in occasione di questa ricorrenza, ogni anno un’oca viene arrostita come punizione per quell’antica “soffiata”.

In Svizzera l’oca si mangia ripiena di fette finissime di mele; mentre in Germania la si riempie di artemisia profumata, mele, marroni glassati col miele, uva passita e le stesse interiora dell'animale. Dicono i tedeschi che l'oca perché sia veramente buona deve provenire dalla Polonia o dall'Ungheria, fra l'altro la patria di san Martino che era nato nell'antica Pannonia.

In Boemia, non solo si mangia l'oca per San Martino, ma se ne trae l'oroscopo per l'inverno: se le ossa sono bianche, l'inverno sarà breve e mite, se scure è segno di pioggia, neve e freddo.
In Francia, fin dal 1700, è usanza festeggiare l’arrivo dell' inverno l'11 novembre (giorno di S. Martino) mangiando un'oca.


In Germania la festa di San Martino i bambini si vestono in maschera e fanno un'allegra processione con delle lanterne di carta costruite da loro stessi, molto colorate e allegre e cantano dei canti tradizionali, alcuni vengono accompagnati da un "S.Martino" a cavallo e, la sera del 10 novembre, fanno un corteo portando in mano dei lumini accesi. Anche loro vanno di casa in casa cantando una canzone e facendosi regalare dolcetti e soldini. È infatti tradizione riunirsi il pomeriggio, quando inizia a fare buio, accendere la propria lanterna appesa all’estremità di un ramo e partecipare alla processione detta Laternenumzug, cantando canzoncine come:

"Lanterne, lanterne, sole, luna e stelle, date luce a noi, date luce a noi, questa luce nel Mondo vogliamo portar!" 

La lanterna verrà accesa ogni sera come rito della buonanotte, fino all'arrivo del Natale: la lanterna rappresenta il calore dell'estate che teniamo con noi e che ci riscalda nel freddo dell'inverno.



E per concludere, la poesia più famosa dell'11 novembre:
San Martino.

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale, 
e sotto il maestrale 
urla e biancheggia il mar; 

ma per le vie del borgo 
dal ribollir de' tini 
va l'aspro odor de i vini 
l'anime a rallegrar. 

Gira su' ceppi accesi 
lo spiedo scoppiettando: 
sta il cacciator fischiando 
sull'uscio a rimirar 

tra le rossastre nubi 
stormi d'uccelli neri, 
com'esuli pensieri, 
nel vespero migrar.


- Giosuè Carducci -


mercoledì 8 novembre 2017

"La bottega dei sogni"

(Daniela)

*Sei mai entrato nella magica bottega dei sogni? No?
Allora vieni con me.*



C’era una volta una piccola bottega, si trovava in un villaggio in mezzo alle montagne, tutti gli abitanti del luogo la chiamavano "La bottega dei sogni". Era una bellissima casetta di legno.
I proprietari erano due bravi vecchietti, il signor Aldo e la signora Sarah.



Il signor Aldo fabbricava i giocattoli, la signora Sarah faceva dolci e caramelle e si occupava del negozio, inoltre amava raccontare favole e leggende del suo paese, la Finlandia, ai bambini del villaggio. Tutti, nel villaggio, li chiamavano gli aiutanti di Babbo Natale.


Il negozietto era addobbato tutto l’anno come in periodo di Natale e la gente veniva da lontano per vederlo, per questo non chiudeva mai, neanche la domenica.



In un angolo del negozio c’era un vecchio libro di favole tutto impolverato. La signora Sarah raccontava ai bambini che quello era il libro dei sogni, ma guai ad aprirlo senza un motivo valido, se qualcuno lo avesse aperto senza un motivo, la festa di Natale sarebbe sparita per sempre. Per salvare di nuovo la festa ci sarebbe voluto un bambino che avesse in coraggio di entrare nel libro e affrontare la Regina delle Nevi, una perfida regina che odiava il Natale.


Per i bambini del villaggio era un’abitudine, il pomeriggio dopo la scuola, andare ad ascoltare le favole della signora Sarah e lei ne era felice, la più timida del gruppo era una bambina, si chiamava Emilie. Tempo prima la bambina aveva perso la voce cadendo in un burrone, per questo si sentiva un pò isolata e qualche volta gli altri bambini la prendevano in giro.

Emilie abitava vicino al negozio, era molto affezionata alla signora Sarah e al signor Aldo e spesso si fermava da loro anche più tempo degli altri bambini.



Quando si avvicinava il Natale andava ad aiutarli a confezionare i pacchi regalo e i due vecchietti erano felici, la consideravano come una nipotina, loro che non avevano figli.


Un giorno, mentre c’era molta gente nel piccolo negozio, un bambino aprì il libro magico. Arrivò subito un vento gelido, si mise a nevicare, tutti i giocattoli del piccolo negozio sparirono, anche gli addobbi natalizi. Cadde subito un velo di tristezza su " La bottega dei sogni ". Il Natale era sparito e con lui tutta la magia del piccolo negozio.



 La gente del villaggio cadde in disperazione, più di tutti il signor Aldo e la signora Sarah. La piccola Emilie, vedendo i suoi amici cosi tristi, decise di aiutarli. All’insaputa di tutti, ricordandosi dei racconti della signora Sarah, si recò in quel che era rimasto del negozietto, apri il libro e appoggiando la sua piccola mano sulla pagina fece un desiderio. Fu inghiottita dall’enorme libro. Si ritrovò in un posto freddo, tutto pieno di neve e ghiaccio con davanti a lei una donna vestita di bianco.

"Sono la Regina delle Nevi e tu sei stata cosi stupida di aprire il libro una seconda volta, non vi è bastato perdere la festa di Natale?"

Emilie, che era senza voce, non poteva rispondere, si limitava a fissare la regina.

"Rispondi! Non posso esaudire il tuo desiderio! Il Natale non ritornerà mai! Io odio quella festa! Che festa stupida, i regali, la famiglia, le canzoni..."





Nel frattempo, al villaggio la signora Sarah si era accorta che il libro era stato di nuovo aperto. Non sapeva della piccola Emilie, però lascio il libro aperto. "Ormai il male è fatto, non può più succedere niente", pensò la vecchietta.

Nel Paese delle Nevi la regina era molto arrabbiata perché Emilie non rispondeva, continuava a chiederle di parlare ma la bambina rimaneva ferma davanti a lei.

"Non ti faccio paura?" Domandava la regina.

La bambina la fissava continuando a sfidarla con lo sguardo.

La regina, che perdeva la pazienza con molta facilità, era sempre più infuriata. Non capiva perché la bambina non rispondeva alle sue domande.
"Ma che devo fare con te? Non ti hanno insegnato a parlare? Sei proprio una maleducata, non ti voglio più tra i piedi, hai vinto, ti ridarò il Natale, basta che te ne vai. Un giorno o l’altro qualcuno riaprirà il libro dei sogni senza un motivo".


Come per incantesimo, Emilie si ritrovò fuori dal libro, la neve smise di cadere sul villaggio, il vento si calmò e il piccolo negozio ritornò quello di sempre.



I due vecchietti decisero di sotterrare il libro per sempre, ma prima vollero fare una cosa importante per Emilie che aveva avuto il coraggio di sfidare la perfida Regina delle Nevi. Portarono la bambina davanti al libro, lo aprirono e la signora Sarah chiese al libro di ridare la voce alla bambina.



 Il motivo era più che giustificato. Il desiderio fu esaudito subito ed Emilie ritrovò la voce per la gioia di tutti. Il libro fu seppellito in un pozzo e la perfida regina non potè più infastidire nessuno.
Nel piccolo villaggio ritornò la felicita e la gioia del Natale.


- testo dal web -

lunedì 6 novembre 2017

Castagne



(Daniela)



Nevica sulle montagne.
La campagna è sepolta
sotto la nebbia folta.
Bambini è proprio questo
il tempo umido e fresco
delle castagne.

Via, tutti in fila andiamo
con sacchi e con cestelli.
Nel bosco c'è un tappeto
di muschi e di fuscelli.

Un gran volo d'uccelli
passa di valle in valle.
Tra sassi e foglie gialle
cascano da ogni ramo,
sgusciando fuor dai ricci,
tante castagne.


- Romana Rompato -


sabato 4 novembre 2017

Mattinata novembrina



(Daniela)



Al posto del bel fiore
rosseggia l'uva spina;
e al posto del colore
biancheggia un fior di brina.

Lo scricciolo monello,
nell'aria frizzantina;
invita il suo ruscello
ad una cantatina.

Ma il ruscello è muto:
corre il silenzio e accoglie,
lento un cader di foglie.

- L. Magni -